Chetosi: Cosa è, come funziona, benefici e controindicazioni

Che cos’è la chetosi?

Prima di comprendere che cosa si la chetosi, dobbiamo apprendere come funzioni, normalmente, il nostro organismo. Normalmente le cellule, per ricavare l’ATP necessario allo svolgimento dei processi vitali, compiono una ossidazione degli zuccheri: questi processo è particolarmente vantaggioso in quanto consente la liberazione di una notevole quantità di energia, senza la produzione di alcun composto dannoso per l’organismo.

Il nostro corpo è in realtà una macchina perfetta, e ha reso le sostanze necessarie per la vita non indispensabili; vale a dire cioè che è in grado di sopravvivere anche nel caso in qui la loro assunzione sia particolarmente ridotta. Ed è proprio questo il meccanismo di funzionamento della chetosi. In caso di carestia infatti il nostro organismo è in grado di shiftare la produzione di energia dai carboidrati, ai lipidi, attraverso la chetosi.

Questo processo dunque è una via metabolica interessante, in quanto permette all’organismo di ottenere una quantità di energia sufficiente per la vita dai chetoni. Allo stesso modo, il nostro cervello si è adattato, in caso di necessità, ad utilizzare come fonte di energia i gruppi chetonici. Insomma, una via metabolica di emergenza.

Come funziona la chetosi?

La chetosi, meglio nota in letteratura come acetonemia, è una particolare condizione metabolica che viene attivata dell’organismo nel caso in qui si verifichi una mancanza cronica di glucosio, e porta all’immissione nel torrente ematico di una notevole quantità di corpi chetonici. Questi corpi possono fungere sia da fonte energetica, sia da molecole segnale. La loro produzione è un evento estremamente frequente anche in caso di uno stato nutrizionale corretto: essi vengono infatti sintetizzati anche in caso di digiuno notturno, esercizio fisico prolungato, oppure in caso di momentanea carenza di glucosio.

La loro produzione è da imputarsi direttamente al fegato, che li sintetizza nel caso di riduzione dei nutrienti sopra citati. Nel caso in qui si segua una dieta normoproteica ed ipoglucidica, la chetosi viene indotta, e ci riferisce solitamente ad una dieta chetogenica. I benefici di questo protocollo alimentare e sono molteplici, e trovano campi di impiego, come avremo modo di approntare in seguito, da più di 50 anni. Lo shift verso questa via metabolica alternativa non è immediato, e dipende, solitamente dallo stato nutrizionale dell’individuo, dal livello di attività fisica e da alcune variabili soggettive. In generale comunque si può affermare con una certa sicurezza che la chetosi possa essere indotta in caso di deficit prolungato al di sotto del quantitativo di 50g/die di carboidrati, per almeno tre giorni. La presenza dello stato di chetosi, può essere accertata attraverso l’utilizzo di un test delle urine.

Quali sono i benefici e le controindicazioni?

La dieta chetongenica indotta, è un protocollo alimentare che viene utilizzato sin dagli anni trenta del secolo scorso, con evidenti effetti benefici. Inizialmente, questo protocollo alimentare, era stato messo appunto per aiutare i bambini che erano resistenti ai farmaci contro l’epilessia: la chetosi aveva infatti la capacità di ridurre i danni diretti delle crisi, prevenendo traumi e danni cerebrali.

La dieta chetogenica inoltre non riscuote successo solo nel trattamento dell’ epilessia, ma è anche un valido strumento per la riduzione del peso corporeo: nel caso infatti di un quadro clinico particolarmente compromesso, unito ad una forte obesità, la dieta chetogenica è un procollo alimentare che può aiutare il paziente a ridurre velocemente il proprio peso corteo, rientrando nei parametri di sicurezza rapidamente. Per questo motivo negli ultimi anni son nati anche diversi prodotti, come l’integratore Keto Bullet, che aiutano a velocizzare il processo. Ma non solo: i corpi chetonici una volta in circolo hanno il vantaggio di aiutare il controllo del fame: essi sono infatti in grado di sopprimere, a livello ipotalamico, la percezione di questo stimolo, favorendo l’aderenza alla dieta, nonostante il defict calorico che può essere in numerosi casi anche marcato.

Di contro è un protocollo alimentare che deve essere rigidamente sorvegliato in quanto il rischio, di innescare una chetoacidosi, invece di una chetosi fisiologica, è possibile oltre che frequente. A rischio di questa complicanza sono, in modo particolare, i pazienti diabetici. È per questa ragione dunque che questo regime alimentare deve essere rigidamente sorvegliato a livello medico.

Lascia un commento